Noi ghostwriter, si sa, non possiamo mai dire nulla di preciso sui libri a cui abbiamo lavorato. Questa, per me, è un’eccezione preziosa. Lavorare accanto a Luisella Berrino e aiutarla a dare forma scritta alla sua storia (che è anche la storia degli anni d’oro della radio) è stato un privilegio. Non solo perché si è trattato di raccogliere i ricordi di una delle voci femminili più iconiche di Radio Monte Carlo ma anche perché Luisella è una persona stupenda.
I due anni di scrittura, di interviste e di ricerca trascorsi con lei, per me non sono stati un semplice lavoro ma qualcosa che mi porterò per sempre nel cuore.
Il libro di Luisella Berrino: un lavoro di ri-costruzione
Lavorare sulla memoria è qualcosa di complesso. A tratti, difficilissimo. Luisella. La mia vita tra le onde è un progetto nato dalla volontà del figlio di Luisella Berrino, Francesco Di Biase, di raccogliere in un memoir i ricordi di un’intera vita dietro i microfoni. C’è la Storia grande – quella con la S maiuscola – e ci sono le storie individuali (non le chiamo “storie piccole” perché spesso non lo sono). Quella di Lusella Berrino è una storia individuale che, a un certo punto è andata a fondersi con la storia (con la S maiuscola, appunto) della radio.
Luisella è stata una delle voci femminili più iconiche della radio, dagli anni Settanta in poi. Questo, apparentemente, dovrebbe rendere facile un lavoro di “ricostruzione della memoria”. In realtà – posso dirlo fuori dei denti – per certi capitoli abbiamo letteralmente sudato sette camicie. Interviste che davano versioni differenti, ricordi che non combaciavano, date che non tornavano, pezzi del puzzle che non volevano proprio saperne, di incastrarsi. Perché la verità è che la memoria è qualcosa di estremamente fluido. Si sfalda, ti cambia le carte in tavola: ha bisogno di argini e che fatica costruirli!
La regina della radio. Quarantacinque anni di ricordi
Ci abbiamo messo quasi due anni a portare in porto questo libro e un po’ce l’aspettavamo. I quasi quarantacinque anni di carriera di Luisella sono stati, per il mondo della radio, una congiuntura storica e trasformativa densissima: gli anni Settanta (è proprio nel 1970 che Luisella ha dato il via alla sua carriera radiofonica) sono stati l’epoca delle emittenti offshore – come Radio Veronica e Radio Caroline – e delle primissime radio private. Esempi come Radio Monte Carlo e Radio Luxembourg, all’epoca si contavano sulle dita di una mano e avevano un’impronta gentilmente libertaria: assolutamente non nel senso politico, per quanto riguarda Radio Monte Carlo, ma da un punto di vista musicale sì.
Vent’anni dopo – quando il timone di Radio Monte Carlo passò ad Alberto Hazan – le emittenti private pullulavano. E quando, nel 2014 – dopo quasi quarantacinque anni di monogamia – Luisella ha “appeso il microfono al chiodo” il panorama era cambiato ancora. Sapevamo che ricostruire un periodo così lungo e denso di incontri (aggiungendoci, per di più, l’epoca dei rally e della Formula Uno) sarebbe stato un processo lungo. Soprattutto perché non si trattava di scrivere un libro di storia della radio ma di raccontare quegli anni dal punto di vista di una delle loro principali protagoniste. Personalmente ho una laurea in storia ma il lavoro della storica credo di averlo fatto su questo libro molto più che sulla mia tesi, ai tempi. Cercare le fonti, selezionarle, confrontarle, estrarne solo ciò che ci serviva e distillarne i ricordi di Luisella, restituendoli con la sua voce è stato come affrontare un gigantesco slalom in cui ci siamo trovati a zigzagare, di volta in volta, tra la Storia con la S maiuscola e un’intera galassia di storie individuali.
Alla fine, se non ci siamo persi, lo dobbiamo al fatto di aver svolto un lavoro di ricostruzione “di gruppo”. Luisella, suo marito Gianni Di Biase, Francesco ma anche Sara – l’assistente di Luisella – hanno tirato fuori dal cappello del mago fonti su fonti tra personaggi da intervistare, vecchie riviste, foto e audiocassette. Gli ex colleghi di Luisella ci hanno letteralmente spianato la strada, regalandoci spaccati inediti e vere e proprio perle di serendipità. E io ci ho messo del mio, cercando di navigare in mezzo a tutto questo. Strada facendo, una cosa l’ho capita: la memoria, anche quella individuale, non è mai qualcosa di strettamente personale. Si costruisce collettivamente, filo dopo filo, attraverso le relazioni che ci rendono ciò che siamo e si ri-costruisce, a posteriori, sempre collettivamente. Il libro di Luisella è esattamente questo: un “tempo ritrovato” (per dirla con Proust… ma con molta leggerezza in più).
“Luisella. La mia vita tra le onde”
Del libro in sé, non dirò nulla. Chi si loda s’imbroda e la prima che non ha mai speso una parola di troppo su di sé è proprio Luisella. Tutto quello che mi sento, sinceramente, di dire è che quella che i tantissimi fan di Luisella troveranno, tra queste pagine, è proprio la voce che hanno amato e seguito negli anni.
Questo libro nasce da un lavoro non solo di ricerca ma anche – soprattutto – di “ostetricia letteraria”. È così che mi piace pensare al mio lavoro di ghostwriter: uno scrittore che mette in stand by la sua identità autoriale, si fa da parte, e aiuta la persona con cui sta lavorando a “partorire” la storia che ha dentro.
Con Luisella, in questo senso, il lavoro è stato semplice. In parte perché la sua è, anche oggi, una voce vibrante e che – a dispetto del tempo, a dispetto di tutto – riesce comunque a farsi strada e a imprimere alla scrittura il suo prezioso tone of voice. Ma in parte, anche, perché è impossibile non volerle bene e questo ha reso il mio lavoro molto più semplice perché un libro, qualsiasi libro, è soprattutto un atto d’amore.
Quello che leggerete è, a tutti gli effetti, un libro di Luisella Berrino. Ma in questo libro c’è anche un pezzettino di me nella misura in cui sono riuscita a permettere a Luisella di raccontarsi con quella voce bellissima e fuori dal tempo che ha saputo farsi strada nel cuore di migliaia di persone.
