Mercoledì 11 giugno, al Festival del Giornalismo di Ronchi dei Legionari, insieme a Carmelo Vanadia di Georama Esplorazioni Contemporanee, ho parlato del progetto The Light Side of The Night durante l’incontro, moderato da Alessandro Di Giusto, “Costruire una cultura del buio contro l’inquinamento luminoso”.
Per The Light Side of The Night, il progetto che ho fondato anni fa insieme a Max Franceschini, il Festival del Giornalismo è stata la prima ribalta pubblica. Anzi, no: la seconda. Nel 2018, The Light Side of the Night aveva parlato di sé per la primissima volta durante l’evento (notturno, ça va sans dire!) “Mappa celeste dell’Italia che c’è”, una maratona di storie ideata dal professor Alessandro Rosina, docente di Demografia presso L’Università Cattolica di Milano. Nel 2018, però, The Light Side of The Night era solo un portale nato per fare informazione sull’inquinamento luminoso e per scavare – filosoficamente ma anche caleidoscopicamente – nel concetto, densissimo di Buio.
Quest’anno, al Festival del Giornalismo, il progetto è stato invece presentato nella sua nuova veste di “impollinatore” di nuovi progetti e nuove sinergie, da costruire con lo scopo di stimolare la ri-scoperta di una cultura del buio che possa poi trasformarsi in azioni concrete contro l’inquinamento luminoso. Al Festival, abbiamo parlato della scomparsa del buio da diversi punti di vista: come problema ambientale, politico, filosofico e identitario. Ma soprattutto, si è parlato di progetti concreti: del mio podcast “Il buio rubato” – prodotto dall’Associazione Culturale Numi Media – e del progetto SI È SPENTO IL BUIO – Sentieri nella Notte illuminata a giorno, che ho potuto “mettere a terra” solo grazie alla collaborazione con dei camminatori di professione come Gianluca Migliavacca e Carmelo Vanadia di Georama Esplorazioni Contemporanee.
