Borghi italiani, spopolamento e city quitters. Lo smart working aprirà nuove soluzioni?
Tra realtà e percezione: quali sono le migliori pratiche per ridurre le emissioni di CO2
Le comunità energetiche sono una risposta alla crisi?
Le comunità energetiche non sono nate ieri: a ben vedere, esistono da un bel po’ma – e l’aspetto interessante è proprio questo – negli ultimi mesi hanno cambiato valenza. Abbiamo iniziato, cioè, a percepirle in modo diverso. Non più come un fenomeno di nicchia, non più come la virtuosa (ma circoscritta) iniziativa di isolati gruppuscoli di cittadini, ma che come una potenziale risposta alla crisi energetica e al caro bollette.
Le conseguenze della pandemia e l’impatto della guerra in Ucraina sul prezzo dell’energia hanno creato un’esigenza diffusa. Di “povertà energetica” si parlava di già ma oggi l’aspetto più preoccupante è l’allargamento a macchia d’olio dell’incidenza di situazioni di “vulnerabilità energetica”. E’all’interno di questo quadro che le comunità energetiche possono rappresentare una risposta efficace.
Ne parlo qui, durante la trasmissione di Gloria Peruzzi sugli schermi di Teletruria dove Silvio Malvolti ed io siamo ospiti per BuoneNotizie.it e per l’Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo.
Giornalismo costruttivo e catastrofi naturali: come parlarne in modo utile?
Davanti all’alluvione che ha colpito le Marche (e a tanti eventi simili che rientrano nel novero delle catastrofi naturali) viene da chiedersi: è possibile comunicare questo genere di eventi in modo diverso, cioè utile a chi ascolta? Cosa può fare il giornalismo per cambiare chiavi di lettura aiutando i territori a dotarsi delle giuste misure di contenimento in modo tempestivo e – d’altra parte – aiutando le persone, cioè i fruitori delle notizie, a reagire in modo lucido e tempestivo?
Quando parliamo di alluvioni, esondazioni ed eventi “estremi”, in realtà non parliamo di meri fatti di cronaca ma delle conseguenze tangibili dei cambiamenti climatici in atto: lo dimostra l’intensificazione della frequenza e dell’intensità di questo genere di eventi. Il legame con i cambiamenti climatici (anzi: con la “crisi climatica” come ha deciso giustamente di chiamarla The Guardian) deve essere sempre sottolineato. E’doveroso, però, farlo in modo utile. Per esempio, portando anche alla luce gli esempi dei Paesi che stanno mettendo in campo misure di adattamento efficaci (e in parte, scalabili). Paradossalmente, gli esempi fioriscono soprattutto in quelli che definiamo ancora in modo indifferenziato Paesi del Terzo Mondo.
Ne parlo in questo video, sugli schermi di Teletruria, con Gloria Peruzzi e con Andrea Gennai, Direttore del Parco delle Foreste Casentinesi. Chapeau per Gennai, che dice cose davvero interessanti.
Giornalismo costruttivo e salute: come parlare di Alzheimer e demenze
Anche quest’anno, Silvio Malvolti ed io siamo ospiti di Gloria Peruzzi su Teletruria dove affrontiamo diverse tematiche di attualità con gli strumenti del giornalismo costruttivo.
In questo video, durante la Giornata Mondiale dell’Alzheimer, parlo proprio di Alzheimer e demenze: di quali passi avanti sono stati fatti nelle cure ma soprattutto di come – in qualità di giornalisti – dovremmo cambiare chiavi di lettura e modalità di approccio per affrontare in modo utile queste tematiche. Temi, peraltro, che con il progressivo invecchiamento della popolazione diventeranno sempre più urgenti.
C’è una narrazione della malattia che è tossica e che risponde ai dettami del click baiting più che all’esigenza di informare in modo utile i lettori. Cosa possiamo fare per dare una chiave di volta al panorama informativo attuale?
Giornalismo costruttivo, urban mining ed economia circolare dei rifiuti
Come ospite per BuoneNotizie.it alla Rassegna Stampa di Teletruria condotta da Gloria Peruzzi, oggi ho parlato di un tema che ultimamente mi sta interessando parecchio: urban mining ed economia circolare dei rifiuti.
Nell’ambito del riciclo dei rifiuti, infatti, sta iniziando a emergere in modo massiccio la tendenza virtuosa ad allargare il campo del riciclo nella direzione di una vera e propria economia circolare del rifiuto. Questo, in Paesi come l’Africa (ma non solo) sta iniziando a tradursi anche nell’incremento di nuove opportunità lavorative oltre che in uno strumento di riduzione delle emissioni da anidride carbonica.
Ne parlo qui, utilizzando gli strumenti di analisi del giornalismo costruttivo, la corrente che seguo e di cui sono docente per l’Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo.
Perché scattano i meccanismi di polarizzazione? Media e guerra
La guerra in Ucraina sta esasperando quella tendenza alla polarizzazione che avevamo già visto in atto durante la pandemia. Per raccontare la guerra con gli strumenti del giornalismo costruttivo, è necessario – prima di tutto – fare un passo indietro e chiedersi perché scattano i meccanismi di polarizzazione. Cosa c’è dietro e come – in qualità di giornalisti – possiamo cercare di disinnescarli (o quantomeno di non amplificarli).
Su BuoneNotizie.it, abbiamo cercato di rispondere a questa domanda lasciando la parola “a chi ne sa” e intervistando uno psicologo, Alessandro Ciardi. Ciò che è emerso è che la tendenza alla polarizzazione risponde a meccanismi innati che fanno parte di noi ma che – allo stesso tempo – i media possono affrontare in modo diverso. Come? Il dottor Ciardi ci ha dato alcune utili indicazioni che in realtà fanno parte a tutti gli effetti del bagaglio di strumenti del giornalismo costruttivo.
Ne ho parlato alla Rassegna Stampa di Gloria Peruzzi sugli schermi di Teletruria, di cui sono ospite come direttore responsabile di BuoneNotizie.it insieme a Silvio Malvolti, editore e fondatore della testata.
Aree protette e riforestazione: parlarne con gli strumenti del giornalismo costruttivo
Quest’anno due grandi parchi nazionali italiani compiono nientemeno che cent’anni. Quante sono le aree protette in Italia? Come si sono strutturate negli anni e qual è il loro trend di crescita? Fare il punto della situazione è importante: soprattutto oggi, nell’ambito della crisi climatica.
In quanto polmoni verdi, le aree protette rappresentano importanti risorse che è fondamentale saper gestire. Non basta incrementare la loro superficie: più alberi non significa automaticamente meno anidride carbonica se i piani di riforestazione non sono seguiti da piani di gestione.
Ecco allora che parlare di riforestazione e aree protette significa prendere atto anche di quelle che sono le strategie necessarie per gestire il nostro patrimonio forestale. Ne parlo insieme a Gloria Peruzzi durante la Rassegna Stampa di Teletruria, di cui sono ospite come direttore responsabile di BuoneNotizie.it e come docente dell’Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo.
Il nostro intervento al Festival del Giornalismo di Ronchi dei Legionari
Il 5 giugno, insieme a Silvio Malvolti (fondatore ed editore di BuoneNotizie.it e presidente dell’Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo) sono intervenuta al Festival del Giornalismo di Ronchi dei Legionari (Gorizia) dove abbiamo parlato di “Giornalismo costruttivo: c’è un modo diverso di raccontare le notizie?”
Tanti, gli spettatori, tanti gli interventi, tantissimi gli applausi: ancora una volta abbiamo avuto l’impressione di aver fatto breccia e di aver puntato il dito su un’esigenza condivisa. Di un nuovo modo di fare giornalismo hanno bisogno in primis i fruitori diretti delle notizie, cioè il pubblico. Ma di un nuovo modo di fare giornalismo hanno bisogno anche i giornalisti: sia sul piano dei valori (per ritrovare i motivi che li hanno spinti a intraprendere questa professione) sia sul piano più strettamente professionale, per “differenziarsi” all’interno di un mercato del lavoro sempre più complesso.
Sono passati ormai otto anni da quando abbiamo intrapreso questo percorso, abbandonando il giornalismo positivo tout court e seguendo le orme del giornalismo costruttivo. Ai tempi (correva il 2014 e noi eravamo a Londra grazie a un bando europeo) studiavamo e sperimentavamo nel timore reverenziale dei grandi esempi nordeuropei, perché è in Nord Europa che è nata questa corrente.
Oggi sicuramente qualcosa è cambiato: continuiamo a studiare e a toglierci il cappello davanti alle esperienze dei nostri omologhi nordeuropei e americani, ma al tempo stesso abbiamo capito che l’Europa del Sud è un caso a sé. E che anche il giornalismo costruttivo va declinato sulla base delle diverse condizioni e delle diverse esigenze del territorio in cui si impianta. Negli anni, abbiamo costruito qualcosa di diverso e attraverso l’Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo, stiamo portando avanti un progetto formativo che funziona.
Per il futuro si vedrà, ma al momento siamo soddisfatti e l’accoglienza calorosa che ci ha riservato il Festival del Giornalismo di Ronchi dei Legionari ci ha dato un’ulteriore testimonianza del fatto che stiamo percorrendo la strada giusta.
